24 fotogrammi in 4 parole


E nato prima gmail o gamil?
maggio 20, 2007, 10:31 am
Filed under: sbagliare, segnali di fumo

Stavo digitando l’url di gmail ma mi è si è incrociato l’indice con il medio ed ho scritto gamil.
Invio. E leggo:
Che dovrei essere arrivata lì digitando male Gmail – bravi! –
Che mi capiscono – grazie! –
Che digitare velocemente non è una delle nostre capacità migliori – ehm, ehm –
Che gamil significa bello (l’avranno scelto per quello, il nome?) e che – visto che ci sono – potrei rimanere a dare un’occhiata.
Guardo, leggo, salto di link in link. Apro finestre, copincollo url da condividere con gli amici. Poi mi ricordo: ahhh, dovevo controllare la posta, io!
http://www.gm…questa volta non sbaglio. Ma, spesso, sbagliare ti fa scoprire cose nuove. (Anche se era già tutto previsto!)

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Lo stupore e il partecipare
maggio 9, 2007, 8:35 pm
Filed under: anima, città, poesia, Wislawa Szymborska | Tag: ,

szymbroska_02La poesia non vuole comunicare. Non parla a me, a te. Non insegna. Non ipotizza nè dimostra.
La poesia è stupore del mondo. Non in senso filosofico, intenso come distacco dal mondo per poterlo osservare con occhi nuovi. Al contrario, la poesia è lo stupore che sta dentro le cose e le intensifica.
Quando la lingua si ambienta perfettamente al mondo di tutti i giorni e lo scopre ogni volta.
Quando il ritmo, il tono, le strofe diventano un fenomeno di sorprendente vicinanza a ciò che siamo e non sappiamo dire.
Quando, per attitudine socratica, la poesia abbassa i toni, partendo da un non so e da un perchè.
Quando cose nuove vengono scoperte dentro cose note.
Quando la poesia ci spinge a tenere una tecnica di mobilità mentale attraverso giochi logici, narrativi e ironici allora v’è stupore e partecipazione.
Allora è Wisława Szymborska.

Oggi, presente alla Normale di Pisa e introdotta da una notevole lectio di Alfonso Berardinelli, la ottantaquatrenne poetessa polacca ha incantato una sala gremita con la sua flebile voce e lo sguardo vispo e tagliente.

La Szymborska, hanno detto, è tra le poetesse più citate dai blogger. Io credo che il motivo sia legato, ancora una volta, allo stupore e alla partecipazione di cui i blogger sono insieme instancabili fruitori e attivi protagonisti.

Qui le foto dell’incontro con la poetessa a Pisa.



scene da una bottiglia ambulante/3
maggio 2, 2007, 4:39 pm
Filed under: città, segni urbani

Attaccata all’unico spiraglio di finestrino aperto, in attesa che scattasse il rosso, fremevo per poter scendere da quella rovente bottiglia ambulante. Il caldo, fa brutti scherzi, anche a chi viaggia con l’aria condizionata.

Esterno/giorno:
Incrocio. Semafori. Autobus. Macchine. Traffico caotico. E, naturalmente, zingaro scopinomunito.
Temperatura percepita:
25 gradi circa, ventoso
Azione:
Il semaforo è rosso e lo zingaro, incurante dei gesti di diniego, si avvicina all’auto in pole position. L’automobilista guida un fuoristrada, di quelli che sono utili se devi percorrere strade sterrate. Ma la carrozzeria di quel fuoristrada è lucida e riflettente e sembrava uscito piuttosto dalla vasca da bagno idromassaggi che da una carraia di periferia. Lo zingaro impertinente, invece, pareva uscire da una bettola di alluminio.
Ai grandi incroci i semafori durano a lungo, abbastanza per litigare dentro o fuori il veicolo. L’automobilista, prima si sbraccia per dire no, che non vuole i vetri più puliti, poi attiva i tergicristalli. Lo zingaro continua a tentare il lavaggio del vetro, con quell’insistenza irritante che mette a dura prova anche l’antropologo più relativista.
Ormai hanno l’orologio dei semafori a memoria, gli zingari. 15 secondi prima che scattasse il verde, il lavavetri si accosta al finestrino nell’ultimo tentativo di fare goal. L’automobilista allunga il braccio fuori – come per dargli qualche moneta – ma con un gesto veloce toglie il cappellino appoggiato sulla testa dello zingaro buttandolo per terra. Scatta il verde. Tutti si muovono sfrecciando accanto al rom.
E penso: non stanno simpatici nemmeno a me. Anzi mi inquietano. Ma c’era bisogno di quel gesto?