24 fotogrammi in 4 parole


L’Orchestra di YouTube
dicembre 22, 2008, 2:56 pm
Filed under: musica, segnali di fumo | Tag: , ,

E’ la prima orchestra virtuale del mondo. Meglio: è la prima orchestra reale a cui si accede attraverso selezioni virtuali. Musicisti professionisti e dilettanti di qualsiasi età, provenienza e strumento sono invitati a sostenere l’audizione per l’Orchestra Sinfonica di YouTube inviando un video in cui eseguono una nuova composizione appositamente scritta dal noto compositore cinese Tan Dun (La tigre e il dragone).

Inviando la propria esibizione video con una delle composizioni incluse nell’elenco si partecipa alla selezione. I finalisti, scelti da una giuria e dagli utenti di YouTube, potranno esibirsi con l’Orchestra Sinfonica di YouTube che debutterà alla Carnegie Hall di New York, il 25 aprile 2009.
C’è tempo fino al 28 gennaio 2009 per inviare i video.
Approfitto per fare gli auguri di buone feste a tutti. Soprattutto, a questo punto, ai suonatori.



Discorso sulle donne. Natalia Ginzburg.
dicembre 15, 2008, 10:17 pm
Filed under: amore e dintorni, anima, donne | Tag: ,

Leggendo un post di nonsolomamma mi imbatto in un suggerimento di lettura che prontamente condivido con chi vorrà leggerlo. Si tratta del Discorso sulle donne di Natalia Ginzburg (da pag.27 a pag. 36), un carteggio epistolare con Alba de Cèspedes.
Si può facilmente intuire che la lettura di questo carteggio è piuttosto femminile. Dedicato a certe donne. Non a tutte. Ma anche gli uomini più coraggiosi sono i benvenuti.
Tutto comincia dal post sui buchi neri, o sui pozzi, in cui ogni tanto le donne, certe donne, si sentono intrappolate. Il post ha sollecitato, nelle prime ventiquattro ore dalla sua pubblicazione, oltre 100 commenti, tutti di solidarietà, di comunanza. Esperienze, suggerimenti, punti di vista.
Mi sono letta il discorso, partendo ovviamente dal post. Il concetto cardine del carteggio della Ginzburg verte su queste due prospettive: i pozzi oscuri dentro cui spesso le donne cadono sono una forza distintiva, segno di profondità e contatto con le proprie radici emotive (De Cèspices) o sono una paura di cui liberarsi per cominciare a stare nel mondo. A fare cose per il mondo (Ginzburg)?
Sensibilità o prigione, insomma?
Tratto distintivo migliorativo o peggiorativo?

Vi invito a leggere il post, i commenti e il contributo letterario. Magari il pozzo ci sembrerà meno profondo. Magari avremo voglia di metterci una pietra sopra e chiuderlo per sempre o forse tenercelo caro, come un rifugio a tratti dolente ma tremendamente nostro.



God save Checco Zalone
dicembre 10, 2008, 5:04 pm
Filed under: comicità, risate | Tag: , ,

checcozalone3Ormai è diventato un idolo. Lui, con quel nome lì di cui solo i baresi e limitrofi conoscono il valore profondamente antropologico. Sic.
Che cozzalone in barese vuol dire che tamarro, come spiega anche wikipedia qui.
E Luca Medici, barese doc, ha scelto, certamente non volendolo, una strategia simile a quella di Forza Italia a suo tempo: ha trovato un nome che possa essere utilizzato trasversalmente anche quando non riferito al contesto voluto. Andate a Bari e ascoltate bene: Che cozzalo, che cozzalone sono frasi di senso compiuto e di uso comune. Sono certa che Checco l’abbia scelta per l’assonanza esilarante, non certo per una strategia di viral marketing del nome. Qualsiasi sia il backstage però, possiamo dire, con Aldo Grasso, che oramai siamo tutti fan di Checco Zalone. Non è sofisticato, non intrattiene con monologhi ricercati, non usa tormentoni, non tira fuori stereotipi dal sicuro effetto comico, non punta sulla baresità (si spaccia per un cantante neo-melodico napoletano). Cos’è che lo rende così speciale?
Saranno le pause terrone, tipiche del modo di comunicare dei meridionali, sarà la “sgrammatica”, tipica di un’altra ampia parte dei meridionali (io ne conosco una che è una checcozalona spontanea e ne spara una dopo l’altra), saranno le parolacce dette o soltanto suggerite. Sarà quel che sarà ma Checco tira fuori quella che potremmo chiamare una saggezza comica popolare, una comicità che non richiede grosse esperienze o conoscenze ma che solletica quel desiderio di poter dire quello che si pensa con semplicità, decostruiti rispetto alle formalità sociali e ai sensi di colpa, rischiando alla peggio di strappare una risata a chi ci ascolta. Ma bisogna essere dei checozzaloni per poterlo fare bene. Nel senso che se ci andassi io in tv a dire che la Gelmini sa fare bene più che strappare una risata a qualcuno, è qualcuno che mi strappa la fedina penale pulita davanti agli occhi.
Quindi, lunga vita a Checco Zalone affinchè ci preservi dalla seriosità delle cose del mondo.