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la ricerca che crea l’inferenza
marzo 6, 2008, 6:10 pm
Filed under: motori di ricerca, storia dell'arte | Tag: ,

Giulia è dottore di ricerca in Storia dell‘arte comparata civiltà e cultura dei paesi mediterranei. Ha lavorato nel team di Cnosso, progetto di ricerca del MIUR per la elaborazione di un innovativo portale di ricerca e fruizione dei beni culturali. Appassionata fan di Santa Caterina di Alessandria, protettrice dei filosofi e sapienti, al momento collaboratrice della Laterza per la ristrutturazione dell’archivio delle immagini digitali.

Cosa vuol dire fare la storica dell’arte oggi?
Fino ad anni recenti – e per certi versi ancora oggi – la storia dell’arte si è preoccupata di ricondurre un’opera ad un nome, valutandone principalmente la qualità estetica. La sfida degli storici dell’arte è – ora – quella di valorizzare l’opera d’arte come testimonianza visiva, materiale e storica.

Che ruolo assume Internet in questa sfida?
Un ruolo fondamentale a seconda dell’approccio del fornitore di conoscenza: uno storico dell’arte può utilizzare la rete per condividere informazioni a carattere scientifico in modo tradizionale (database classici) e questo è fondamentale per ususfruire di mezzi che accelerano l’acquisizione di conoscenza e facilitano lo scambio tra gli studiosi. Oppure andare oltre grazie all’aiuto degli ingegneri della conoscenza …

L’ingegneria della conoscenza? E’ questo il “sogno” del progetto Cnosso?
In parte sì. Con un faticoso lavoro di gruppo siamo riusciti a costruire un modello di piattaforma funzionale alla fruizione personalizzata dei beni culturali, sia dal punto di vista del ricercatore sia dal punto di vista del turista e del learner. Naturalmente ci sono difficoltà di natura tecnica che non ci hanno agevolato ma il guanto di sfida è stato lanciato e secondo me tra una decina d’anni questa sarà realtà.

Cosa c’è di nuovo nel progetto Cnosso rispetto alle modalità di ricerca in rete?
Rispetto ai consueti sistemi di gestione della conoscenza (database, motori di ricerca) la novità sta nell’ontologia, ovvero nella struttura delle informazioni in classi (concetti relativi ad un mondo, un dominio, un argomento) e proprietà (cioè le relazioni tra le classi). E’ un modello formale di rappresentazione della realtà che gioca sulle potenzialità dell’inferenza ovvero della capacità del sistema di ragionare e inferire conoscenza.

Per esempio?
Se tu stai cercando le “icone pugliesi con soggetto iconografico madonna Odegitria” (classica chiave di ricerca di noi comuni mortali!), google, per esempio, ti restituisce i testi o gli ipertesti in cui sono presenti solo le singole parole. Il motore di ricerca inferenziale, invece, con opportune regole che gli sono state date in partenza, restituisce l’informazione richiesta sulla base di un ragionamento (inferenza). Ti spiego meglio: se Anna e Francesca sono sorelle, e Francesca è sposata con Mario nel momento in cui tu chiedi “chi è il cognato di Anna?” il sistema ti risponderà Mario perchè l’ontologia, in informatica, è un sistema logico di relazioni tra concetti.

Prima di questo, di cosa ti sei occupata nel tuo lavoro di ricerca durante il dottorato all’Università di Bari?
Della ricostruzione attraverso gli affreschi di Santa Maria del Casale (Brindisi) di una parte ancora poco conosciuta della storia medievale pugliese e i suoi rapporti con il regno di Napoli e la Grecia latina nel ‘300. Sembra noioso e invece nella fase più statica della ricerca, la svolta è avvenuta quando ho individuato lo stemma di Caterina di Valois-Courtenay imperatrice titolare di Costantinopoli. Così mi sono impelagata nella ricerca del significato politico di questo “titolo” e del ruolo che questa nobildonna ha giocato alla corte napoletana del ‘300. Risultato? Un scenario da soap-opera, un affascinante viaggio negli intrighi di corte talmente intricato da far impallidire qualsiasi sceneggiatore di fiction

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dall’ebook alla libreria-monastero
novembre 25, 2007, 9:22 pm
Filed under: ebook, libri | Tag:

Si sta parlando in giro di questo kindle, l’ebook reader bianco come un ipod, piccolo come un libro e sottile come un quadernetto. Costoso come una borsa di Gucci.
Abbiamo visto cambiare tante modalità di fruizione dei prodotti, la musica per esempio, il telefono, i giornali, la tv e tutto quello che è comunicazione tout court ma il libro, forse, è rimasto l’unico baluardo a presidio dell’analogico. Un presidio che non è difesa, non credo.
Ma solo potenza di un’invenzione che ha sfidato roghi, editti, usi e costumi che rasentano l’indistruttibile. Avete mai tirato un libro per terra dalla rabbia? Avete mai nascosto qualcosa nelle pagine di un romanzo dimenticandovene per anni? li avete mai usati per fermare le ante delle finestre? e come segno distintivo per un incontro al buio? un amuleto contro la timidezza? una soluzione contro la noia dell’attesa? un regalo economico all’ultimo momento? Finchè non mi costruiscono un ebook che se casca non si rompe e che abbia almeno una varietà di costo che spazia dall’edizione economica da 10 titoli a quella prestigiosa da 200, finchè non mi costruiscono un ebook che funziona ad energia solare e che posso caricare in ogni posto ove ci sia luce del sole senza la fobia di dimenticare il caricabatteria o di avere sottomano un computer, ecco finchè eccetera, eccetera continuerò ad imbattermi in posti come la libreria che ho scovato casualmente sabato mattina e in cui ho perso tempo a toccare copertine, annusare rilegature, leggere i titoli più strani, vedere centinaia di libri ammonticchiati su un grande tavolo in attesa di esser sistemati negli scaffali e voler comprare proprio quello in fondo, in basso a destra. Per scoprire poi che è una libreria di libri rari e di edizioni esaurite. Nascosta nei vicoli. Silenziosa come una biblioteca. Fornita come un una cornucopia. Sospesa come un monastero.