24 fotogrammi in 4 parole


Ancora Sollima
agosto 28, 2008, 1:16 pm
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Quando l’arte e il sapiente uso della tecnologia si incontrano e si innamorano nasce lo stra-ordinario.
La tecnologia è un violoncello, uno strumento a corde e legno che Sollima esplora ed utilizza nella sua massima potenza espressiva e “tecnologica” appunto. Come con il maiale, Sollima, non lascia via nulla: suona il manico, le corde, la pancia e persino il punteruolo su cui quel sinuoso corpo ligneo (di circa 300 anni) poggia il suo peso. Sollima non relega il violoncello alla musica da camera o da orchestra, non lo limita a tappeti musicali, non lascia che esso sia soltanto uno strumento a corde ma un vero e proprio produttore di “particelle elementari” di bellezza.
Da Jimi Hendrix a Marin Marais, legati, incastrati insieme in un pensiero fluido e coerente, Sollima condivide ebrezza, saggezza e bellezza.

Agosto – Alberobello, Trullo Sovrano. Valle d’Itria.



datemi un violoncello e vi solleverò il mondo
aprile 18, 2008, 12:54 pm
Filed under: anima, Giovanni Sollima, musica, poesia, violoncello | Tag:

giovanni sollimaPotrei descrivere il concerto a cui sono stata ieri sera qui a Firenze. Descriverlo come un’eccellente esecuzione per violoncello e archi con un programma trasgressivo che integra l’architettura più solida e barocca della musica classica con estremi arrangiamenti di pezzi rock.

Potrei dirvi di questi splendidi strumenti fatti di legno e corde, dalla forma antica e materna. E, ancora, del teatro gremito e incredulo.

Potrei raccontarvi degli archetti sfilettati dall’usura di due intense ore di concerto dirette dal geniale Giovanni Sollima con la sezione archi dell’Orchestra della Toscana.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Voglio invece parlarvi della poesia. E della magia che ieri sera durante il concerto aleggiava in tutto il teatro. Sollima ha dato vita al suo violoncello, come fosse un dio creatore, come se in quel momento potesse dare respiro a quel legno con il movimento delle sole braccia.
Arditi passaggi. Maestrìa. Compostezza e ribellione.

E la sensazione che questi suoni mi hanno attraversato depositando impercettibili gocce di vapore acqueo.
Il concerto si è concluso all’improvviso, come quando ci si sorprende e si rimane con il respiro a mezz’aria. E non poteva esserci finale migliore: soprendente.

Lo stupore. Ecco cosa voglio conservare per sempre.