24 fotogrammi in 4 parole


scene da una bottiglia ambulante/3
maggio 2, 2007, 4:39 pm
Filed under: città, segni urbani

Attaccata all’unico spiraglio di finestrino aperto, in attesa che scattasse il rosso, fremevo per poter scendere da quella rovente bottiglia ambulante. Il caldo, fa brutti scherzi, anche a chi viaggia con l’aria condizionata.

Esterno/giorno:
Incrocio. Semafori. Autobus. Macchine. Traffico caotico. E, naturalmente, zingaro scopinomunito.
Temperatura percepita:
25 gradi circa, ventoso
Azione:
Il semaforo è rosso e lo zingaro, incurante dei gesti di diniego, si avvicina all’auto in pole position. L’automobilista guida un fuoristrada, di quelli che sono utili se devi percorrere strade sterrate. Ma la carrozzeria di quel fuoristrada è lucida e riflettente e sembrava uscito piuttosto dalla vasca da bagno idromassaggi che da una carraia di periferia. Lo zingaro impertinente, invece, pareva uscire da una bettola di alluminio.
Ai grandi incroci i semafori durano a lungo, abbastanza per litigare dentro o fuori il veicolo. L’automobilista, prima si sbraccia per dire no, che non vuole i vetri più puliti, poi attiva i tergicristalli. Lo zingaro continua a tentare il lavaggio del vetro, con quell’insistenza irritante che mette a dura prova anche l’antropologo più relativista.
Ormai hanno l’orologio dei semafori a memoria, gli zingari. 15 secondi prima che scattasse il verde, il lavavetri si accosta al finestrino nell’ultimo tentativo di fare goal. L’automobilista allunga il braccio fuori – come per dargli qualche moneta – ma con un gesto veloce toglie il cappellino appoggiato sulla testa dello zingaro buttandolo per terra. Scatta il verde. Tutti si muovono sfrecciando accanto al rom.
E penso: non stanno simpatici nemmeno a me. Anzi mi inquietano. Ma c’era bisogno di quel gesto?


10 commenti so far
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(ot) è vero, ho tirato un sonoro pacco allo Zena Camp, cui mi sarebbe tanto piaciuto partecipare. come hai avuto modo di leggere, il motivo della mia assenza è stata quella doverosa vacanza romana con le amiche.
mi spiace di non aver fatto in tempo ad avvertirti evitandoti di andare in giro a guardare le “cosiddette” di tutte le ragazze!
Baci

Commento di Tengi

no. non ce n’era bisogno.

Commento di emi

No, non ce n’era bisogno. Comunque non hai visto che task force c’è al semaforo in fondo a via nazionale, ovvero praticamente piazza stazione. Sono tre ragazze, munite di bottiglietta-schizzina (ovvero con un buco creato sul tappo della bottiglia, per creare l’effetto pistola ad acqua): manco chiedono e cominciano a spruzzare. E ovvio è, che se ce la fai a scansarne una (un giorno ti racconterò i metodi utilizzati da chi ne incontra minimo 4 diversi – e le tre contate come 1 – durante il tragitto per casa), te ne tocca un’altra. Anche a me lasciano perplessa, per tanti motivi che non sto qui a dire. Ma il disagio ai semafori è che a me spiace incazzarmi, ma non mi va nemmeno che se ne approfittino di questo. E mi riesce dire davvero no solo quando esco di casa incazzata come una iena per conto mio: perché solo allora il mio sguardo è eloquente. però, devo ammettere, che con le tre di via nazionale non funziona nemmeno quello….

Commento di diletta

Dile: gli zingari, singoli o a squadra, non godono della mia stima e mi incavolo pure io per la loro insistenza. Il problema, tuttavia, rimane. E quel gesto sottolinea proprio quanto è vero che esiste, questo problema.
aspetto di sentire i racconti dell’incrocio di via nazionale!

Commento di 24frames

Ammetto che con gli zingari è difficile non generalizzare e diventare “razzisti”, però mi sembra che la gente stia pure cominciando un po’ a sbarellare (alla fine sarà pure fastidioso, ma vedo persone che veramente se la prendono tantissimo per cavolate). Anzi, a breve mi aspetto reazioni ben più “inconsulte” di questa…

Commento di ABS

ah ma la scena quindi era vera?
sembrava una pubblicità per il sociale, esempio di come non ci si comporta…
cavoli. che tristuria.

Commento di eccemarco

marco: certo che la scena era vera. Tutte quelle della serie della bottiglia ambulante lo sono.
Se leggi la scena precedente della stessa serie puoi dedurre facilmente che la vita scorre così: piccoli gesti meravigliosi e silenzioni in mezzo ad altrettanti piccoli gesti rumorosi che ti lasciano perplesso…

Commento di 24frames

vedo che 24 frames è molto preparato/a nelle sceneggiature. Avresti per caso qualche link da darmi su come trasformare un racconto in una sceneggiatura? Vorrei girare un corto con degli amici, ho parecchi racconti che mi piacerebbe trasporre. Mi puoi aiutare?

Commento di iLLuMiNaZiOnE pReMaTuRa

Illluminazione: non conosco link o siti. Certo, posso chiedere a qualcuno. In ogni caso mi informo e ti dico cosa ho trovato che ti possa aiutare… :-)
La mia capacità nelle descrizioni non è dimestichezza con le sceneggiature è solo una forte dedizione alla narrazione per immagini. E il mio amore per il cinema.
Comunque, preparat a, non preparato! :-)

Commento di 24frames

Una volta feci di peggio e mi vergognai come un ladro! Un ragazzino rom che indossava una giacca, pulita, chissà trovata dove, mi gettò venendo da dietro, la spugna piena d’acqua sul vetro inondandomelo. D’istinto azionai il tergi. Era il monotergi della Uno… Era un ordigno tremendo: spalava 20 litri di acqua al secondo e quando eri fermo e l’avevi acceso, la macchina ti dondolava… L’acqua che aveva lanciato il povero ragazzino gli ripiombò tutta, gelida e fetida com’era, rovinandogli la giacchetta. Non volevo mica colpirlo! Mi sono sentito un mexxxa, non avevo manco un centesimo da dargli! Lui però accettò le mie scuse e ci rise sopra. Avrei voluto tornare indietro a prendergli dei soldi, ma lo ricambiai solo con un sorriso imbarazzato.

Commento di Bukaniere




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