Seppellitemi con l’accappatoio - l’autore lo sa - l’ho letto tutto d’un fiato in libreria. Mi son seduta e ho letto parola per parola senza uscire mai dal libro. Poi l’ho comprato e sono uscita. Dal libro e dalla libreria, s’intende.
Vi consiglio l’acquisto ad occhi chiusi del nuovo libro di Hotel Messico (al secolo Gianni Solla). Il libro si chiama Airbag e lo trovate on line su Feltrinelli.
Hotel Messico, una singola please
Maggio 17, 2008 · Nessun Commento
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stefano bollani e altre piccole storie
Maggio 8, 2008 · 1 Commento
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Sophie Calle come Pazienza e Cartesio
Aprile 28, 2008 · 2 Commenti
Sophie Calle è una artista molto amata dal pubblico che segue l’arte contemporanea e in particolar modo quella cosiddetta neointimista.
La Calle è una che fa dell’osservazione della vita altrui, e della propria, un’opera d’arte.
Hanno scritto di lei:
-
Le idee sono nell’aria, quindi sono di tutti. Ma l’unico tratto che distingue oggi l’arte dagli altri oggetti e pratiche della vita più o meno ordinaria è la firma, dalla cui “istituzione” dipende ogni ulteriore valorizzazione estetica. Catturare le idee e poi ridistribuirle come pezzo del proprio vissuto soggettivo: è il tratto costante e comune delle opere concettuali di Sophie Calle. Ossia fare del mondo, di ogni cosa del mondo, la propria autobiografia. In fondo è un’operazione squisitamente filosofica, non molto diversa, ad esempio, dal Discorso sul metodo di Cartesio. E’ anche l’essenza di ogni vocazione letteraria. Il voyeurismo concettuale e autobiografico di Sophie Calle - che tanti imitatori ha avuto in questi anni con la diffusione del genere “documentario” nelle arti visive e nel cinema – consiste nell’essere insieme autori e attori della propria opera.
Un giorno, mesi fa, una mia cara amica mi ha girato questo file dicendomi che prima o poi avrei saputo che farmene. Ed io l’ho fatto.
Mi ha ricordato Andrea Pazienza e non so ancora bene perchè.
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le scarpe rosse
Aprile 27, 2008 · 1 Commento
Oggi ho incontrato un paio di scarpe. Sporgevano dal muretto che cinge uno dei tratti del lungarno vicino a Piazza del Carmine. Lontano dai percorsi affollati.
Le scarpe in questione scodinzolavano avanti e indietro in uno stato di strana inerzia consapevole. Io le guardavo distratta a tratti da un tramonto non così intenso a dir la verità.
Queste facevano l’altalena su due piedi, improvvisate. Una rincorreva l’altra, due metronomi in controtempo con i colori che sfumavano nel breve percorso dell’andirivieni.
Il deus ex machina, una fanciulla sorridente, se ne stava dietro le quinte di questo piccolo palcoscenico e ascoltava l’amica al suo fianco che le parlava di un ragazzo appena conosciuto.
Poi, ad un certo punto una delle due scarpe è cascata e si è fermato tutto. Il piede nudo si è fermato e si è attorcigliato, timoroso, attorno alla gamba vicina. La scarpa ancora salda è scesa per terra ed ha sostenuto il peso di tutto il corpo finchè il nudo ha ritrovato la sua veste di cuoio rosso.
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qualcosa è cambiato
Aprile 24, 2008 · 5 Commenti
Ho visto due punkabbestia che portavano a spasso due cani.
E fin qui.
I due cani avevano il guinzaglio.
E già qui…
I cani erano due bassotti.
Qualcosa è cambiato.
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datemi un violoncello e vi solleverò il mondo
Aprile 18, 2008 · 8 Commenti
Potrei descrivere il concerto a cui sono stata ieri sera qui a Firenze. Descriverlo come un’eccellente esecuzione per violoncello e archi con un programma trasgressivo che integra l’architettura più solida e barocca della musica classica con estremi arrangiamenti di pezzi rock.
Potrei dirvi di questi splendidi strumenti fatti di legno e corde, dalla forma antica e materna. E, ancora, del teatro gremito e incredulo.
Potrei raccontarvi degli archetti sfilettati dall’usura di due intense ore di concerto dirette dal geniale Giovanni Sollima con la sezione archi dell’Orchestra della Toscana.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Voglio invece parlarvi della poesia. E della magia che ieri sera durante il concerto aleggiava in tutto il teatro. Sollima ha dato vita al suo violoncello, come fosse un dio creatore, come se in quel momento potesse dare respiro a quel legno con il movimento delle sole braccia.
Arditi passaggi. Maestrìa. Compostezza e ribellione.
E la sensazione che questi suoni mi hanno attraversato depositando impercettibili gocce di vapore acqueo.
Il concerto si è concluso all’improvviso, come quando ci si sorprende e si rimane con il respiro a mezz’aria. E non poteva esserci finale migliore: soprendente.
Lo stupore. Ecco cosa voglio conservare per sempre.
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Diritto al voto e al voto-rifiuto
Aprile 10, 2008 · 4 Commenti
Leggo, ricevo e pubblico due materiali interessanti per chi - la maggiorparte di noi, presumo - oscilla tra la voglia di non fidarsi di nessuno e quella di affidare ancora una volta il proprio futuro prossimo, invece, a qualcuno degno.
Potete trovare qui un pdf con una esemplificazione su come votare. Come, cioè, evitare di rendere nulla la scheda senza volerlo.
Invece qui (e sull’editoriale del Corsera di oggi) un articolo scritto da Giovanni Sartori sul voto di sfiducia costruttivo.
Due approcci differenti. Il primo tutela il diritto al voto.
Sartori, invece, propone un diritto al voto-rifiuto e dice: …
-
“È che sapendo usare il voto disgiunto tra le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto, un voto che puramente e semplicemente dice no. Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L’effetto sull’esito elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto esprime senza ombra di dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta. Si dice che come elettori siamo impotenti. Sì. Ma se, mettiamo, 10 milioni di italiani votassero così, allora saremmo potentissimi.”
Ne riparliamo la settimana prossima.
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non nelle mani di uno qualunque
Aprile 7, 2008 · 2 Commenti
Questi signori io li conosco. E visto che ci siamo quasi, divulgo questo:
Campagna di Proforma contro l’astensione. Regia di Pippo Mezzapesa.
P.S.: ma i seggi per i non residenti quando li faranno? Sarà forse ottimismo la speranza che tra una elezione e l’altra possano passare anni e che farsi il viaggio una volta ogni tanto fa pure bene? Sarà per questo che non pensano a noi emigranti? uff.
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elemosina non petita, presunzione manifesta
Aprile 5, 2008 · 6 Commenti
Il clochard era seduto per terra nel sottopasso affollato che collega la stazione al resto della città. Rilassato come un sacco mezzo pieno e mezzo vuoto stava lì a corredo urbano del nostro vivere metropolitano.
Sopraggiungono a passo lento due turisti, quelli che nell’improvviso freddo della primavera vanno in giro con le infradito. Lei tira fuori 5 euro e li porge al barbone che nulla aveva chiesto. Non uno sguardo, un gesto, non una mano tesa.
Il clochard mugola qualcosa che assomiglia ad un rifiuto stizzito. La donna, e l’uomo insieme, insistono con un italiano senza suoni: “dai, prendilo, it’s a great banconota!”.
L’uomo, mezzo pieno e mezzo vuoto, prende i 5 euro e li butta per terra il più lontano possibile. Borbotta qualcosa che soltanto immagino ma che comprendo.
I due turisti bellamente se ne vanno facendo spallucce, stupiti di tanta ingratitudine.
L’elemosina esiste quando c’è qualcuno che la chiede. Ma se c’è qualcuno che “fa la carità” senza che sia stata richiesta, manifesta quella tipica presunzione di chi crede che vi sia un unico modo di stare al mondo.
Chissà perchè questa scena mi ha colpita. Chissà perchè i sottopassi di questa città mi raccontano sempre qualcosa.
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pensieri segnati sulla moleskine
Marzo 25, 2008 · 8 Commenti
Ho pensato alla relatività quando 3 giorni fa nel treno che mi portava a Fiumicino ho visto un ragazzone, stile giocatore di rugby, raggiungere il proprio terminal di riferimento vestito solo di una camicia a maniche corte e i jeans. Io lo guardavo e sentivo, distintamente, la grammattura di tutti gli indumenti che indossavo. Dall’esterno verso l’interno: cappello, sciarpa, guanti, cappottino. Maglione a collo alto, pantaloni, stivali. Io l’ho guardato e lui pure. Chissà cosa avrà pensato di me.
La mia condizione di donna non è certo quella che ci restituisce la lente di ingrandimento dei femminili. Quelli in cui ogni storia, raccontata e montata ad arte come fosse un film, trasforma una persona in un personaggio. Una vita in una storia, appunto.
Nelle attese di coincidenze aeree ferroviare mi sono chiesta: come sarebbe la mia vita raccontata in modalità bidimensionale, testi e foto, su una di queste riviste?
Dal finestrino postazione 05 F ho visto l’ombra delle nuvole lambire la terra. La mia. Allontanandosi dall’oggetto ci si imbatte nelle zone d’ombra. E spesso sono solo nuvole passeggere.
nell’ipod: Paolo Benvegnù (il precedente) e Radiohead (l’ultimo).
nella borsa: Mal di Pietre, di Milena Agus. cominciato e finito.
in tasca: scontrini portafortuna!
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