24 fotogrammi in 4 parole


Sophie Calle come Pazienza e Cartesio
Aprile 28, 2008, 10:50 pm
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opera di sophie calle

Sophie Calle è una artista molto amata dal pubblico che segue l’arte contemporanea e in particolar modo quella cosiddetta neointimista.
La Calle è una che fa dell’osservazione della vita altrui, e della propria, un’opera d’arte.
Hanno scritto di lei:

    Le idee sono nell’aria, quindi sono di tutti. Ma l’unico tratto che distingue oggi l’arte dagli altri oggetti e pratiche della vita più o meno ordinaria è la firma, dalla cui “istituzione” dipende ogni ulteriore valorizzazione estetica. Catturare le idee e poi ridistribuirle come pezzo del proprio vissuto soggettivo: è il tratto costante e comune delle opere concettuali di Sophie Calle. Ossia fare del mondo, di ogni cosa del mondo, la propria autobiografia. In fondo è un’operazione squisitamente filosofica, non molto diversa, ad esempio, dal Discorso sul metodo di Cartesio. E’ anche l’essenza di ogni vocazione letteraria. Il voyeurismo concettuale e autobiografico di Sophie Calle - che tanti imitatori ha avuto in questi anni con la diffusione del genere “documentario” nelle arti visive e nel cinema – consiste nell’essere insieme autori e attori della propria opera.

Un giorno, mesi fa, una mia cara amica mi ha girato questo file dicendomi che prima o poi avrei saputo che farmene. Ed io l’ho fatto.
Mi ha ricordato Andrea Pazienza e non so ancora bene perchè.



datemi un violoncello e vi solleverò il mondo
Aprile 18, 2008, 12:54 pm
Archiviato in: Giovanni Sollima, anima, musica, poesia, violoncello | Tag:

giovanni sollimaPotrei descrivere il concerto a cui sono stata ieri sera qui a Firenze. Descriverlo come un’eccellente esecuzione per violoncello e archi con un programma trasgressivo che integra l’architettura più solida e barocca della musica classica con estremi arrangiamenti di pezzi rock.

Potrei dirvi di questi splendidi strumenti fatti di legno e corde, dalla forma antica e materna. E, ancora, del teatro gremito e incredulo.

Potrei raccontarvi degli archetti sfilettati dall’usura di due intense ore di concerto dirette dal geniale Giovanni Sollima con la sezione archi dell’Orchestra della Toscana.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Voglio invece parlarvi della poesia. E della magia che ieri sera durante il concerto aleggiava in tutto il teatro. Sollima ha dato vita al suo violoncello, come fosse un dio creatore, come se in quel momento potesse dare respiro a quel legno con il movimento delle sole braccia.
Arditi passaggi. Maestrìa. Compostezza e ribellione.

E la sensazione che questi suoni mi hanno attraversato depositando impercettibili gocce di vapore acqueo.
Il concerto si è concluso all’improvviso, come quando ci si sorprende e si rimane con il respiro a mezz’aria. E non poteva esserci finale migliore: soprendente.

Lo stupore. Ecco cosa voglio conservare per sempre.



poco haiku, molto cielo
Dicembre 8, 2007, 8:42 pm
Archiviato in: anima, poesia, segni urbani | Tag:

Nell’attesa ho alzato gli occhi al cielo
incastrato dalle linee rette dei palazzi.
Se ne stava lì
come fotogramma di pellicola.
E trasversali ai miei occhi
passavano le nuvole
veloci.
A passo 1.
Non ho pensato a nulla.
Solo alle nuvole lontane.



L’haiku, il canemucca e la poetastra
Agosto 7, 2007, 8:26 am
Archiviato in: poesia, segnali di fumo

Segnalo qui un blog che tutti dovrebbero avere nel proprio spazio mentale per ricordarsi che esistono anche altri modi di dire le cose. Ma soprattutto segnalo, ehm ehm, il post dedicatomi da Mak (il padre di canemucca) al fine di sputtanare (si può dire sul blog?) l’header con tutto il contenuto e di elogiare la sottoscritta.
No, no. Non ho pagato nessun obolo per apparire sul suo mercurio francese (vediamo chi è capace di cogliere questa citazione) ma abbiamo sottoscritto una specie di patto implicito di baratto: lui mi ha donato uno spazio che si chiama la 24simarima (scrollate un pochetto sul suo sito e guardate a destra), io mi cimenterò nella composizione di haiku de noantri come quello già online.



Lo stupore e il partecipare
Maggio 9, 2007, 8:35 pm
Archiviato in: Wislawa Szymborska, anima, città, poesia | Tag: ,

szymbroska_02La poesia non vuole comunicare. Non parla a me, a te. Non insegna. Non ipotizza nè dimostra.
La poesia è stupore del mondo. Non in senso filosofico, intenso come distacco dal mondo per poterlo osservare con occhi nuovi. Al contrario, la poesia è lo stupore che sta dentro le cose e le intensifica.
Quando la lingua si ambienta perfettamente al mondo di tutti i giorni e lo scopre ogni volta.
Quando il ritmo, il tono, le strofe diventano un fenomeno di sorprendente vicinanza a ciò che siamo e non sappiamo dire.
Quando, per attitudine socratica, la poesia abbassa i toni, partendo da un non so e da un perchè.
Quando cose nuove vengono scoperte dentro cose note.
Quando la poesia ci spinge a tenere una tecnica di mobilità mentale attraverso giochi logici, narrativi e ironici allora v’è stupore e partecipazione.
Allora è Wisława Szymborska.

Oggi, presente alla Normale di Pisa e introdotta da una notevole lectio di Alfonso Berardinelli, la ottantaquatrenne poetessa polacca ha incantato una sala gremita con la sua flebile voce e lo sguardo vispo e tagliente.

La Szymborska, hanno detto, è tra le poetesse più citate dai blogger. Io credo che il motivo sia legato, ancora una volta, allo stupore e alla partecipazione di cui i blogger sono insieme instancabili fruitori e attivi protagonisti.

Qui le foto dell’incontro con la poetessa a Pisa.



poche parole e una lunga, intensa, linea
Marzo 18, 2007, 7:30 pm
Archiviato in: poesia, segnali di fumo

Segnalazione per tutti coloro che hanno voglia di scoprire come si possa comunicare qualcosa con la forza di un’opinione e la dolcezza della poesia semplicemente ( si fa per dire) disegnandola.
Nadia Zorzin - blogger, grafica pubblicitaria e illustratrice - è ospite questo mese su apogeonline nella sezione Apogeonline Bit Comics con alcune tavole sul tema della tecnologia.
Posso darvi un consiglio, vero?
Passate di a vedere come Nadia parla, e parlerà di volta in volta, di telefonini, internet, chat e via dicendo. Che dire di più? Spero vi piaccia quanto piace a me.



La cipolla
Febbraio 24, 2007, 3:47 pm
Archiviato in: anima, cibo, poesia | Tag: ,

Trascrivo qui una poesia di Wislawa Szymborska, una delle più note poetesse contemporanee viventi. La cipolla è uno dei termini che usiamo spesso come metafora immaginifica. Ma avreste mai pensato di leggere una poesia così bella?

onion

La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla - cipolla,
non visceri ritorti.

(continua…)