Il clochard era seduto per terra nel sottopasso affollato che collega la stazione al resto della città. Rilassato come un sacco mezzo pieno e mezzo vuoto stava lì a corredo urbano del nostro vivere metropolitano.
Sopraggiungono a passo lento due turisti, quelli che nell’improvviso freddo della primavera vanno in giro con le infradito. Lei tira fuori 5 euro e li porge al barbone che nulla aveva chiesto. Non uno sguardo, un gesto, non una mano tesa.
Il clochard mugola qualcosa che assomiglia ad un rifiuto stizzito. La donna, e l’uomo insieme, insistono con un italiano senza suoni: “dai, prendilo, it’s a great banconota!”.
L’uomo, mezzo pieno e mezzo vuoto, prende i 5 euro e li butta per terra il più lontano possibile. Borbotta qualcosa che soltanto immagino ma che comprendo.
I due turisti bellamente se ne vanno facendo spallucce, stupiti di tanta ingratitudine.
L’elemosina esiste quando c’è qualcuno che la chiede. Ma se c’è qualcuno che “fa la carità” senza che sia stata richiesta, manifesta quella tipica presunzione di chi crede che vi sia un unico modo di stare al mondo.
Chissà perchè questa scena mi ha colpita. Chissà perchè i sottopassi di questa città mi raccontano sempre qualcosa.




