24 fotogrammi in 4 parole

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Cover boy. Ed è subito arte.

Maggio 18, 2008 · 2 Commenti

Se rilanciare il cinema italiano, premiarlo, agevolare i registi in gamba, migliorare la distribuzione a favore della qualità, se davvero è questo l’intento del neo sindaco capitolino allora un film come Cover Boy andrebbe distribuito in maniera- quantomeno - diffusa e prolungata.
Cover Boy è un film splendido. Una storia profonda che abbraccia sentimenti, uomini, immagini che difficilmente dimenticherò. Vi rimando qui per una recensione. Mi lascio lo spazio per i miei suggerimenti da amateur della settima arte.
Cercate questo film e andate a vederlo.
E’ la storia di un rumeno in fuga da un posto difficile e un italiano alla ricerca di una vita normale in un paese in cui a 40 anni essere precari non fa quasi impressione più a nessuno. L’incontro fortuito e… non vado oltre perchè questa è solo l’ossatura anzi solo un pezzo del caleidoscopio.

Chissà, forse mi sento una privilegiata quando scopro film come questo nella pila di prodotti che quotidianamente ho sottomano. Una scoperta che a volte apre una fessura nel lineare scorrere dei pensieri. Un’apertura che spesso - per la sottoscritta - è solo una immagine. Uno sguardo.
Ed è subito arte.

Categorie: anima · cinema · segnali di fumo
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la persona de leo n.

Febbraio 28, 2008 · 13 Commenti

Mi imbatto in un film in dvd dal titolo non eccessivamente accattivante ma che acquista il proprio significato già dopo le prime scene. Un film/documentario sulla storia di una persona e della sua transizione. La persona De Leo N.
Un film molto bello, una storia che ha scavato nelle mie viscere e scosso tutti i pensieri ancora in fila su altri fronti.

Oggi si parla di transessuali, di uome e donni (leggevo a tal proposito qualcosa su un D la repubblica delle donne qualche domenica fa). Si discute sulle questioni di genere. Questioni di identità. Ma a che serve discuterne senza avere un punto di vista intimo, direi quasi anatomico e propriocettivo? Questo è ciò che quest’opera riesce ad avere. E a dare: uno sguardo intimo sulla transizione di genere.
“Il mio sforzo è sempre quello di adottare un punto di vista il più possibile vicino a quello del personaggio che vorrei conoscere e raccontare. E dico personaggio proprio perché questo è quello che accade nel cinema di finzione - dice il regista Alberto Vendemmiati - “per il documentario invece ci vuole tempo, tanto tempo. E’ il suo fascino. E quando qualcuno non coinvolto in un racconto mi spiega qualcosa, non mi convince, soprattutto se quel qualcosa è una grande sofferenza”.

Questo film/documentario attiva un processo di identificazione; non tanto con il personaggio quanto con l’esigenza umana della persona di nutrire e costruire il libero arbitrio rispetto alla gestione della propria vita. La certezza che l’irreversibilità della vita passa attarverso la reversibilità delle scelte.

La persona De Leo N.
è un viaggio che parte dal biologico per arrivare ad un’etica certezza che la protagonista stessa (della propria vita e del film) sintetizza così:
sono una persona che è nata per essere se stessa. Dopo la prima partita ho rimischiato le carte per giocare la rivincita ed ho vinto.

Cercatelo e vedetelo.

Categorie: amore e dintorni · anima · cinema · transessuali

segnali di fumo e fumetto

Settembre 3, 2007 · 4 Commenti

Vi segnalo un altro piccolo haiku su canemucca .
Inoltre a chi piace Miyazaki suggerisco di ascoltare - ad occhi aperti - la colonna sonora de Il castello errante di Howl, suonata dal vivo.

Categorie: anima · cinema · musica · segnali di fumo

Chi è il grande capo di Lars Von Trier?

Gennaio 19, 2007 · 1 Commento

Ancora cinema! Ancora una volta un buon cinema. Dopo L’arte del Sogno capace di istillare molecole di alchimia nel modo di vedere il mondo, l’altra sera ho occupato una comoda poltroncina di moquette blu per vedere l’ultimo lavoro del regista danese, Il grande capo. Non mi imbarcherò in prolusioni da critica cinematografica. Alcuni non sopportano quelli come me che parlano del film subito dopo averlo visto ma io non posso farne a meno!

Faccio finta di essere nell’ingresso del cinema verso l’uscita, tra la biglietteria e il bancone del bar. Ebbene sì, ve lo posso proprio dire: il film mi è piaciuto moltissimo!
Tutti vi diranno che è un film sul potere e sulla sua messa in scena. Tutti vi parleranno dell’agilità con cui Lars Von Trier affronta un genere come la commedia senza mai risultare banale. E vi parleranno di Dogma ma anche della tecnica di ripresa utilizzata in questo film che affida ad un computer la scelta casuale delle inquadrature. Vi parleranno del giochino dei fotogrammi, sette in tutto e sparsi a casaccio all’interno della narrazione, fotogrammi che sembrano errori e che invece, scoperti e sommati assieme, raccontano qualcosa. Chi scopre cosa vincerà 4 mila euro.
Vi diranno della voce narrante, quella del regista, che sembra stia prendendo appunti ad alta voce mentre scrive la sceneggiatura del film. E con questo tono confidenziale sembra quasi ci faccia accomodare non di fronte, non più in basso come semplici fruitori ma accanto. Così ci fa credere. Ma.
Ma alla fine noi, come i protagonisti del film, non decidiamo nulla. Recitiamo anche noi una parte e il vero grande capo è proprio lui, il regista. Lars Von Trier.

Categorie: cinema

Directed by

Gennaio 16, 2007 · 3 Commenti

Anteprima nazionale del film di Michel Gondry L’arte del sogno. Questa volta la traduzione del titolo ( The science of sleep è il titolo originale) ha risparmiato al film l’equivoco di essere catalogato come un filmetto da palinsesto televisivo pomeridiano come il precedente Se scappi ti cancello, anzi Eternal sunshine of a spotless mind .

the science of sleep

L’arte del sogno è un film che paradossalmente riporta alla realtà: chi di noi riesce sempre a distinguere il sogno dalla realtà? Chi di noi non ha una stanza nel proprio cervello in cui succedono le cose che vorremmo?
Sono sempre stata attratta dalla coincidenza tra realtà e verità: non tutto ciò che è reale è vero, non tutto quel che è vero è reale. E in questo film Gondry non fa altro che mescolare insieme questi due ingredienti, realtà e verità, costruendo sul piano drammaturgico una storia d’amore meravigliosa, strampalata, irrisolta e delicata utilizzando la dimensione onirica come unico motore della storia.

Sogni ad occhi chiusi, ad occhi aperti, colorati, in bianco e nero, chimica, magia: smetteremo mai di essere fatti della loro stessa materia? Smetteremo mai di essere fatti, come diceva il nosto caro Will, della stessa materia dei sogni?

Categorie: cinema