24 fotogrammi in 4 parole

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“Essere morti e essere vivi è la stessa cosa”

Luglio 10, 2008 · 3 Commenti

Ricevo dal mio pusher di chicche la segnalazione di un artista che fa delle cose straordinarie con i graffiti animati. Vi suggerisco vivamente la visione qui. Se sfogliate tutto il sito troverete graffiti manufatti meravigliosi.

    Come le ciliege, una meraviglia ne ha tirata un’altra.

Sapete chi è Gianluigi Toccafondo? Guardate questo e poi ditemi. Toccafondo disegna e poi, tra un passaggio e l’altro, fa delle fotocopie mosse e dipinge sulle fotocopie, poi le monta con la vecchia tecnica di montaggio dell’animazione. Il risultato tecnico è quello che vedrete, quello contenutistico è oltremodo suggestivo.

Questo video è dedicato a Pasolini e si chiama Essere morti e essere vivi è la stessa cosa. Non posso chiosare, aggiungere altro se non dirvi Buona Visione.

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Cover boy. Ed è subito arte.

Maggio 18, 2008 · 2 Commenti

Se rilanciare il cinema italiano, premiarlo, agevolare i registi in gamba, migliorare la distribuzione a favore della qualità, se davvero è questo l’intento del neo sindaco capitolino allora un film come Cover Boy andrebbe distribuito in maniera- quantomeno - diffusa e prolungata.
Cover Boy è un film splendido. Una storia profonda che abbraccia sentimenti, uomini, immagini che difficilmente dimenticherò. Vi rimando qui per una recensione. Mi lascio lo spazio per i miei suggerimenti da amateur della settima arte.
Cercate questo film e andate a vederlo.
E’ la storia di un rumeno in fuga da un posto difficile e un italiano alla ricerca di una vita normale in un paese in cui a 40 anni essere precari non fa quasi impressione più a nessuno. L’incontro fortuito e… non vado oltre perchè questa è solo l’ossatura anzi solo un pezzo del caleidoscopio.

Chissà, forse mi sento una privilegiata quando scopro film come questo nella pila di prodotti che quotidianamente ho sottomano. Una scoperta che a volte apre una fessura nel lineare scorrere dei pensieri. Un’apertura che spesso - per la sottoscritta - è solo una immagine. Uno sguardo.
Ed è subito arte.

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stefano bollani e altre piccole storie

Maggio 8, 2008 · 1 Commento

Ho visto un cielo che pareva disegnato con i pastelli ad olio. Poi un albero imprigionato in un camion. Ho visto un cartello stradale dal messaggio indecifrabile e un camionista innamorato delle allitterazioni. Infine il buio e la musica. La musica. La musica.

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Sophie Calle come Pazienza e Cartesio

Aprile 28, 2008 · 2 Commenti

opera di sophie calle

Sophie Calle è una artista molto amata dal pubblico che segue l’arte contemporanea e in particolar modo quella cosiddetta neointimista.
La Calle è una che fa dell’osservazione della vita altrui, e della propria, un’opera d’arte.
Hanno scritto di lei:

    Le idee sono nell’aria, quindi sono di tutti. Ma l’unico tratto che distingue oggi l’arte dagli altri oggetti e pratiche della vita più o meno ordinaria è la firma, dalla cui “istituzione” dipende ogni ulteriore valorizzazione estetica. Catturare le idee e poi ridistribuirle come pezzo del proprio vissuto soggettivo: è il tratto costante e comune delle opere concettuali di Sophie Calle. Ossia fare del mondo, di ogni cosa del mondo, la propria autobiografia. In fondo è un’operazione squisitamente filosofica, non molto diversa, ad esempio, dal Discorso sul metodo di Cartesio. E’ anche l’essenza di ogni vocazione letteraria. Il voyeurismo concettuale e autobiografico di Sophie Calle - che tanti imitatori ha avuto in questi anni con la diffusione del genere “documentario” nelle arti visive e nel cinema – consiste nell’essere insieme autori e attori della propria opera.

Un giorno, mesi fa, una mia cara amica mi ha girato questo file dicendomi che prima o poi avrei saputo che farmene. Ed io l’ho fatto.
Mi ha ricordato Andrea Pazienza e non so ancora bene perchè.

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datemi un violoncello e vi solleverò il mondo

Aprile 18, 2008 · 8 Commenti

giovanni sollimaPotrei descrivere il concerto a cui sono stata ieri sera qui a Firenze. Descriverlo come un’eccellente esecuzione per violoncello e archi con un programma trasgressivo che integra l’architettura più solida e barocca della musica classica con estremi arrangiamenti di pezzi rock.

Potrei dirvi di questi splendidi strumenti fatti di legno e corde, dalla forma antica e materna. E, ancora, del teatro gremito e incredulo.

Potrei raccontarvi degli archetti sfilettati dall’usura di due intense ore di concerto dirette dal geniale Giovanni Sollima con la sezione archi dell’Orchestra della Toscana.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Voglio invece parlarvi della poesia. E della magia che ieri sera durante il concerto aleggiava in tutto il teatro. Sollima ha dato vita al suo violoncello, come fosse un dio creatore, come se in quel momento potesse dare respiro a quel legno con il movimento delle sole braccia.
Arditi passaggi. Maestrìa. Compostezza e ribellione.

E la sensazione che questi suoni mi hanno attraversato depositando impercettibili gocce di vapore acqueo.
Il concerto si è concluso all’improvviso, come quando ci si sorprende e si rimane con il respiro a mezz’aria. E non poteva esserci finale migliore: soprendente.

Lo stupore. Ecco cosa voglio conservare per sempre.

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pensieri segnati sulla moleskine

Marzo 25, 2008 · 8 Commenti

Ho pensato alla relatività quando 3 giorni fa nel treno che mi portava a Fiumicino ho visto un ragazzone, stile giocatore di rugby, raggiungere il proprio terminal di riferimento vestito solo di una camicia a maniche corte e i jeans. Io lo guardavo e sentivo, distintamente, la grammattura di tutti gli indumenti che indossavo. Dall’esterno verso l’interno: cappello, sciarpa, guanti, cappottino. Maglione a collo alto, pantaloni, stivali. Io l’ho guardato e lui pure. Chissà cosa avrà pensato di me.

La mia condizione di donna non è certo quella che ci restituisce la lente di ingrandimento dei femminili. Quelli in cui ogni storia, raccontata e montata ad arte come fosse un film, trasforma una persona in un personaggio. Una vita in una storia, appunto.
Nelle attese di coincidenze aeree ferroviare mi sono chiesta: come sarebbe la mia vita raccontata in modalità bidimensionale, testi e foto, su una di queste riviste?

Dal finestrino postazione 05 F ho visto l’ombra delle nuvole lambire la terra. La mia. Allontanandosi dall’oggetto ci si imbatte nelle zone d’ombra. E spesso sono solo nuvole passeggere.

nell’ipod: Paolo Benvegnù (il precedente) e Radiohead (l’ultimo).
nella borsa: Mal di Pietre, di Milena Agus. cominciato e finito.
in tasca: scontrini portafortuna!

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la persona de leo n.

Febbraio 28, 2008 · 13 Commenti

Mi imbatto in un film in dvd dal titolo non eccessivamente accattivante ma che acquista il proprio significato già dopo le prime scene. Un film/documentario sulla storia di una persona e della sua transizione. La persona De Leo N.
Un film molto bello, una storia che ha scavato nelle mie viscere e scosso tutti i pensieri ancora in fila su altri fronti.

Oggi si parla di transessuali, di uome e donni (leggevo a tal proposito qualcosa su un D la repubblica delle donne qualche domenica fa). Si discute sulle questioni di genere. Questioni di identità. Ma a che serve discuterne senza avere un punto di vista intimo, direi quasi anatomico e propriocettivo? Questo è ciò che quest’opera riesce ad avere. E a dare: uno sguardo intimo sulla transizione di genere.
“Il mio sforzo è sempre quello di adottare un punto di vista il più possibile vicino a quello del personaggio che vorrei conoscere e raccontare. E dico personaggio proprio perché questo è quello che accade nel cinema di finzione - dice il regista Alberto Vendemmiati - “per il documentario invece ci vuole tempo, tanto tempo. E’ il suo fascino. E quando qualcuno non coinvolto in un racconto mi spiega qualcosa, non mi convince, soprattutto se quel qualcosa è una grande sofferenza”.

Questo film/documentario attiva un processo di identificazione; non tanto con il personaggio quanto con l’esigenza umana della persona di nutrire e costruire il libero arbitrio rispetto alla gestione della propria vita. La certezza che l’irreversibilità della vita passa attarverso la reversibilità delle scelte.

La persona De Leo N.
è un viaggio che parte dal biologico per arrivare ad un’etica certezza che la protagonista stessa (della propria vita e del film) sintetizza così:
sono una persona che è nata per essere se stessa. Dopo la prima partita ho rimischiato le carte per giocare la rivincita ed ho vinto.

Cercatelo e vedetelo.

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un cuore a lunga conservazione

Febbraio 20, 2008 · 14 Commenti

Vorrei chiudere il cuore in un foglio di pellicola trasparente e stringere forte perchè non perda il suo vermiglio succo.
Vorrei impacchettarlo ad arte, stendendo i lembi del foglio perchè non si formino quelle irritanti cicatrici di plastica in cui non trovi mai l’entrata quando la cerchi e ti costringono a scassinare il pacchetto con coltelli affilati.
Vorrei prendere il mio cuore, così confezionato, e riporlo in fondo nello scomparto del frigo insieme all’insalata e al burro. Nascosto perchè nessuno lo veda. Nascosto e ben conservato al freddo e al buio. E nel microclima che si forma negli spazi - atomi - infinitesimali, tra questo cuore e la sua pellicola, lì riporre i muschi e i licheni. A protezione.
Ho un cuore a lunga conservazione io, si sa. Solo il cielo sa come fa a mantenersi ancora integro senza conservanti e polifosfati.

Quello che voglio dire è che tutti i giorni, uscendo e tornando a casa, passo attraverso un luogo che è una galleria di vento umano straordinaria. Ha una stufetta d’inverno e un ventilatore d’estate e un uomo che se ne prende cura. I passanti lasciano solo passi ma lì dentro, questi passi, sembrano uniti da una comune coreografia, un Bolshoi metropolitano che a riprenderlo con una videocamera lasceremmo ai posteri un monumento della vita urbana di valore storico. Se la storia così come la conosciamo avrà ancora un senso. Vorrei portarci ognuno di voi per vedere se fa lo stesso effetto che dopo due anni e mezzo fa a me. Ancora.
Due anni e mezzo.

Sì, d’accordo: non bisogna coltivare l’attesa ma la speranza affinchè questo cuore si conservi bene per vedere ancora. Sentire i passi.
E amare.

Così ho risposto a tutti. :-) Credo.

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sono stupefatta

Gennaio 25, 2008 · Nessun Commento

Ho messo in moderazione tutti i commenti che mi sono arrivati per la chiusura del blog. Li ho moderati perchè volevo che rimanessero privati. Miei.
Tutti i messaggi che mi sono arrivati, e non immaginavo così tanti, mi hanno scaldato il cuore.
Commenti, email, sms in cui mi chiedevate perchè. E in cui mi sollecitate di continuare, di tornare a scrivere.

Lascio la porta socchiusa e non serrata col chiavistello. Socchiusa per far entrare sempre un po’ di luce e un po’ d’aria . E per poter tornare. Prima o poi.

Promesso.

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il mare d’inverno e i pensieri slegati

Gennaio 5, 2008 · 13 Commenti

Sono tornata da poco nella città dove risiedo dopo aver passato giorni al sud come fossi in un guscio di noce, protetta semplicemente dalla presenza.
Giorni che mi sono sembrati lunghissimi, pieni di sguardi, di parole, di silenzi, di semplici gesti quotidiani.

Ho avuto tempo per pensare. Pensieri sparsi, slegati tra loro come una collana di perle che ha perso il proprio filo. Ed ogni pensiero rotondo, prezioso di per sè, ha vagato qua e là sul piano inclinato delle mie giornate.
E poi il mare d’inverno. Così spazioso e puro nella sua durezza, ogni volta lascia un segno nei ricordi che mi porto dietro, un sigillo di recproca appartenenza. Un marchio a fuoco - invisibile a tutti - inciso sotto l’ultimo strato di pelle.
Il mare col freddo. Senza quegli odiosi ombrelloni colorati. Solo il vento e il manto crespo dell’acqua.

Sono tornata a lavoro ed ho fatto fatica a rientrare nell’ordine di idee della puntuale, quotidiana, serrata corsa a dover sempre essere. L’essere è e non può non essere. Ma certe volte ho proprio voglia di non essere. Bene, inaugurerò un giorno al mese del non essere. Non dover dar conto a nessuno. Andare con il berretto di traverso, come disse qualcuno, o non proferir parola. Pensare tutto il giorno oppure - semplicemente - dormire.

Certe volte mi sento un giardiniere con la sola propensione alla potatura. Via, via! Sfrondare, tagliare, accorciare. Le inutilità. il superfluo. Il ramo pesante, la chioma impossibile.
Ci sono delle cose che - per fortuna - non dimentichiamo. Nella nostra stoltezza celere e insensibile, nei nostri percorsi fatti senza alcuna consapevolezza, ci sono delle cose che non dimentichiamo.
Ho ripreso la mia vita con i soliti buon propositi del lunedì, del primo dell’anno, dell’inizio di un libro, della benedizione di un computer nuovo: da oggi farò questo e farò quello. E poi scivolerà tutto sempre nell’abitudine.
Ma forse, ogni volta, un piccolo, minuscolo cambiamento c’è. Ed è invisibile agli occhi.
Ma l’essenziale è invisibile agli occhi.

Categorie: anima