Oggi ho incontrato un paio di scarpe. Sporgevano dal muretto che cinge uno dei tratti del lungarno vicino a Piazza del Carmine. Lontano dai percorsi affollati.
Le scarpe in questione scodinzolavano avanti e indietro in uno stato di strana inerzia consapevole. Io le guardavo distratta a tratti da un tramonto non così intenso a dir la verità.
Queste facevano l’altalena su due piedi, improvvisate. Una rincorreva l’altra, due metronomi in controtempo con i colori che sfumavano nel breve percorso dell’andirivieni.
Il deus ex machina, una fanciulla sorridente, se ne stava dietro le quinte di questo piccolo palcoscenico e ascoltava l’amica al suo fianco che le parlava di un ragazzo appena conosciuto.
Poi, ad un certo punto una delle due scarpe è cascata e si è fermato tutto. Il piede nudo si è fermato e si è attorcigliato, timoroso, attorno alla gamba vicina. La scarpa ancora salda è scesa per terra ed ha sostenuto il peso di tutto il corpo finchè il nudo ha ritrovato la sua veste di cuoio rosso.





1 response so far ↓
emi // Maggio 3, 2008 a 2:43 pm
ho sempre desiderato scarpe rosse così, scarpe rosse come quelle della foto. Le ho desiderate a tal punto che una domenica mattina - ricordo ancora perfettamente la luce che penetrava dalla finestra in cucina e che illuminava il tavolo da lavoro - ero bambina, me le sono “costruite” con carta e pastelli rossi. Erano più delle ciabattine che delle scarpette di cuoio rosso col cinturino, ma con un additivo di fantasia erano perfette. Erano perfette ai miei piedi, erano carta fragile, ero io.
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