Ieri mattina, imbottigliata nell’autobus, rannicchiata sulla mia seggiola per non dare fastidio all’umanità, zaino sulle ginocchia e ipod alle orecchie, provavo a non pensare a nulla che potesse farmi sentire peggio di quanto ci si senta ad essere amalgamati ad un composto che non vuoi.
Ed ero lì. Con il naso schiacciato contro il finestrino a godermi il più possibile il movimento apparente delle cose ferme.
Il movimento è dell’autobus, della bottiglia ambulante che mi trasporta: è lui che proietta sulle case, sugli alberi, su tutto ciò che immobile pare se immobile stai, questo movimento trascinato. Un effetto sfocato a diaframma aperto che l’occhio ingoia a velocità incostante.
Ma poi il movimento si ferma. Non giro la testa. Continuo a guardare fuori. All’improvviso vedo un vecchietto uscire da un bancomat (di quelli chiusi in una specie di stanza). Ricurvo su se stesso, storto, con un baschetto in testa ed un bastone in mano. Lento apre la porta, fa un passo e lascia che la porta si chiuda – da sola – dietro di lui. Ma poi si ferma. Ci ripensa. Si gira piano, ritorna sul suo unico passo fatto e si assicura che la porta si sia chiusa bene.
Come se la porta fosse quella di casa sua.
La delicatezza e la semplicità di un gesto consueto e privato in un posto inconsueto e pubblico, mi ha commossa. E in quel breve attimo mi sono concessa di pensare di non essere imbottigliata nell’autobus, imbottigliato a sua volta nel traffico e nella fretta dei clacson.
16 Commenti finora
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L’immagine della “bottiglia ambulante” è molto bella e poetica. Mi ritrovo in ciò che scrivi: quasi ogni giorno attraverso la città viaggiando sui mezzi, in apnea. Quando posso mi fermo davanti a un finestrino, dimentico i miei occasionali compagni di viaggio e guardo fuori. Spesso una scena o un’immagine mi accompagna fino alla soglia dell’ufficio, poi la realtà mi piomba addosso e sono costretto a dedicarmi ad altro. Semplici istantanee di vita quotidiana, non sempre liete, scattate quasi di nascosto poco prima che la consueta frenesia le inghiotta. Ma è bello averle colte, e ricordarle. Grazie.
Commento di topozozo Marzo 8, 2007 @ 10:15 amHa commosso anche me la cosa del vecchietto!
Commento di PennyL Marzo 9, 2007 @ 2:16 pmMi sei molto simpatica nell’immagine “rannicchiata sulla mia seggiola per non dare fastidio all’umanità, zaino sulle ginocchia e ipod alle orecchie” :-) (in che città si svolge tutto ciò?)
Gli anziani ogni tanto sono capaci di stupirci e di trasmetterci improvvisa tenerezza, e un po’ di sano sbigottimento urbano.
Commento di ABS Marzo 10, 2007 @ 1:45 amTopoz: certe volte mi prendo da sola per pazza quando dico che mi piace prendere i mezzi. Ovviamente sono scomodi, ti fanno perdere il doppio del tempo e alla lunga stancano ma le scene che puoi cogliere attraversando la città su questi mezzi sono tante, tantissime. si potrebbero girare cortometraggi quotidiani…
Commento di 24frames Marzo 11, 2007 @ 10:18 amPennyL: la città è Firenze e la posizione che assumo è quella di sopravvivenza agli autobus affollati!
ABS: si, hai ragione perchè loro si portano dietro dei movimenti, lenti mi verrebbe da dire, che non hanno nulla di metropolitano.
sai, sto facendo la patente (…finalmente, vediamo se supererò una paura diventata quasi cronica) e già rimpiango quello che perderò quando smetterò di prendere i mezzi. sui pullman ho provato forti emozioni, ho parlato con le persone più diverse, fatto incontri che hanno cambiato il senso e l’umore di una giornata, ascoltato dialoghi e immaginato vite, fotografato quei volti che mi hanno affascinata con la loro insolita bellezza.
questo tuo post è bellissimo. l’ho riletto più volte provando a commentarti, ma sono giorni difficili per me questi. – sono in uno stato di morte apparente o di vita apparente -
Commento di emi Marzo 11, 2007 @ 2:30 pm… la città offre anche questo, a chi sa ben guardare… :-)
Commento di Tengi Marzo 11, 2007 @ 11:32 pmBaci
Tengi
Molto dolce. Tutto. Tu, la bottiglia imbottigliata, il vecchietto che, come un cavatappi, ti fa uscire da li’…Ciao.
Commento di Loredana Marzo 12, 2007 @ 9:39 amAnch’io sto a Firenze e sai, penso che tu sarai una delle poche persone che non mi prenderanno per pazza nel sapere che studiando a Novoli ho preso in affitto una camera in zona Gavinana, giusto per passare attraverso tutta la città e cogliere quelle piccole grandi cose che riempiono tanto il cuore… :)
Commento di kindlerya Marzo 13, 2007 @ 5:53 pmkindleyra: evvabbè, non ti prenderò per pazza però Novoli-Gavinana mi sembrà un po’ troppo!!! :-)
Commento di 24frames Marzo 13, 2007 @ 6:20 pmOh, magari era davvero casa sua. A Milano alcuni di questi bancomat al chiuso sono diventati un rifugio notturno per i clochard. Oppure hai visto un ectoplasma, era il fantasma di Enrico Cuccia.
Commento di M.B. Marzo 13, 2007 @ 7:19 pm@ 24frames: forse è più comoda, ma un’automobile imprigionata nel traffico cittadino può diventare una vera e propria pentola a pressione per i nervi, specialmente a fine giornata… No no no, preferisco i mezzi pubblici, se non altro posso distrarmi un po’ guardando in giro oppure perdermi nei miei pensieri.
Commento di topozozo Marzo 13, 2007 @ 11:06 pmGli anziani hanno questa qualità… Così più vicini alla fine, consapevoli di esserlo, mostrano nella fragilità l’ombra della forza che possedevano, nell’attenzione verso le piccole cose e le persone, nel loro sguardo e nei gesti, il valore che danno al vivere. Non so, i vecchietti mi commuovono sempre.
Commento di viridian Marzo 14, 2007 @ 12:01 amoltre al vedere, tu sai guardare
Commento di andrea Marzo 14, 2007 @ 12:22 pmviridian: anche a me gli anziani mi commuovono sempre e mi piace osservarli.
Commento di 24frames Marzo 14, 2007 @ 11:09 pmandrea: grazie.
topoz: non so quale città te attraversi con i mezzi ma alla lunga lo stress da mezzo pubblico va controllato e curato! :)
m.b.: non era un clochard, di questo ne sono certa. Sull’ectoplasma….non saprei, potrebbe essere eh!
La città nel mio caso è Milano. Ti assicuro che lo stress da mezzo pubblico è una bazzecola rispetto allo stress da quattro (o due) ruote, specie nelle ore di punta o quando cerchi parcheggio…
Commento di topozozo Marzo 14, 2007 @ 11:27 pmE il cuore si fa piccolo piccolo.
Ti abbraccio
Commento di Stella Marzo 16, 2007 @ 8:49 pm